Le Nebbie di Avalon, Marion Zimmer Bradley. Parte prima.

Copertina de “Le Nebbie di Avalon”, Marion Zimmer Bradley, HarperCollins

Occorre che la storia venga narrata com’era prima che i preti del Cristo Bianco la ammantassero con i loro santi e le loro leggende.

Le Nebbie di Avalon è un romanzo fantasy meraviglioso, pubblicato per la prima volta nel 1983 e diventato in breve tempo un bestseller mondiale.

L’autrice, Marion Zimmer Bradley, nata nel 1930 nel New Jersey e morta nel a Berkeley nel 1999, è stata una delle autrici di narrativa fantastica, più famose al mondo.

I romanzi de Le Nebbie di Avalon, raccontano la storia Arturiana dal punto di vista di Morgana: donna, sacerdotessa di Avalon, sorella e amante di Artù, meglio conosciuta come fata Morgana.

Nel primo volume ci sono i primi due romanzi: Signora della magia e La suprema Regina, entrambi meravigliosi, scritti bene ed avvincenti.

Più che una recensione, vorrei scrivere delle riflessioni che sono scaturite in me durante la lettura.

È vero che si tratta di un romanzo Fantasy, ma continene in sé molti aspetti realmente accaduti su cui vale la pena soffermarsi.

Primo fra tutti la certezza che effettivamente, come viene scritto nel libro, c’è stata una storia prima dell’avvento del cristianesimo, fatta di donne, sacerdotesse, società matrifocali, che spesso non viene raccontata. Molte scoperte archeologiche ne dimostrano l’esistenza. Secondo aspetto importante su cui riflettere è sul perché, da un certo momento in poi, si è attribuito alla Dea inizialmente un potere demoniaco e più avanti un potere irrisorio.

Un tempo la Dea era venerata, onorata e considerata la grande madre; il cristianesimo ha tentato di cancellarla e relegarla in un angolo, negando la sua sua sacralità e affermando che il suo potere fosse il potere di Satana.

È chiaro che un cambio di prospettiva di questo genere, nei popoli, scateni un cambiamento di visione e credenze. Tutto ciò che era connesso al culto della Dea, quindi connessione con la natura, con i cicli della luna e delle stagioni ha perso piano piano credibilità ed importanza e la vita connessa ai fenomeni naturali è stata vista non più come essenziale, ma dannosa e lontana dal Dio cristiano che tutto ha creato.

L’autrice racconta di Avalon, l’isola Sacra, dove a regnare erano i principi femminili, incarnati sia nelle donne che negli uomini, dove regnava la cooperazione, la sorellanza, l’uguaglianza, dove le donne erano libere e padrone del proprio destino. Racconta poi la nuova prospettiva di vita che piano piano stava diventando normalità fuori da Avalon, dove “per i Romani contava la discendenza maschile, i quali si preoccupavano di controllare con chi stessero le proprie Donne, le quali venivano segregate in casa e spiate”.

Ed ecco quindi che con le invasioni sempre più massicce dei Sassoni e con il diffondersi del Cristianesimo, il culto della Dea e della Donna è stato a poco a poco dimenticato.

“I Cristiani cercano di cancellare ogni sapere che non sia il loro, e in questa lotta bandiscono dal mondo ogni forma di mistero che non sia conforme al loro credo religioso. Hanno proclamato eresia l’affermazione che gli uomini vivono più di una vita, cosa che invece ogni contadino sà essere vera.”

L’autrice, dando la voce a Morgana, riesce a farci percepire come la storia Arturiana, vista nell’immaginario collettivo come leggendaria e degna di ammirazione, sia in realtà soltanto un susseguirsi di lotte per l’effimero potere, fatte in nome di un Dio e di una religione che annullando la Dea, hanno di fatto annullato parte della realtà esistente.

Ogni persona possiede una componente maschile ed una femminile, e per vivere in armonia è necessario che queste due parti siano in equilibrio tra loro. La predominanza maschile, voluta dai Sassoni e dal Cristianesimo ha portato con il tempo ad avere un mondo dove l’aggressività, la lotta per il potere, il nutrimento dell’ego, la possessione sono a tutti gli effetti valori accettati e condivisi.

Ma, consapevolmente si può piano piano tornare a considerare la Dea come colei “che trascende tutti gli altri Dei. Le religioni nascono e muoiono; prima c’erano i Romani, poi sono arrivati i Cristiani, ma lei li trascende tutti”.

Siamo in un periodo storico in cui le forze femminili si stanno risvegliando sempre di più e conoscere storie vere o inventate di società matrifocali in cui la Dea era venerata, aiuta senza dubbio questo inesorabile ed inevitabile risveglio.

È un romanzo che, quindi, consiglio assolutamente di leggere perché riesce a descrivere un mondo possibile (lontano da quello che stiamo vivendo da millenni) fatto di amore, parità, uguaglianza, sorellanza, gentilezza, dove alle Donne viene dato il valore, la sacralità e il potere che appartiene loro, indiscutibilmente.

Anna dai Capelli Rossi, Lucy Maud Montgomery.

Copertina di Anna dai Capelli Rossi, Lucy Maud Montgomery, Giunti_Classici tascabili

Oggi sento di amare tutto quello che vedo, è una sensazione che vorrei provare sempre.

Anna dai Capelli Rossi è il primo di una serie di romanzi, scritti da Lucy Maud Montgomery.

L’autrice nasce in Canada nel 1874, cresce con i nonni materni poiché orfana di entrambi i genitori. Viene cresciuta nella celebre fattoria dai tetti verdi con regole molto ferree, dove le è proibito anche giocare con coetanei e coetanee. Per la grande solitudine che prova, inizia ad identificare come persone viventi alberi e piante, assegnando ad ognuno un nome proprio. È sin dall’infanzia amante della lettura e della scrittura. Si abilita all’insegnamento e nel 1908 pubblica il suo primo romanzo Anne of Green Gables, bestseller conclamato. Nel corso della sua vita pubblica molti altri romanzi e nel 1923 diventa la prima Donna canadese membro della Royal Society of Art, di cui fanno parte anche personaggi come Charles Dickens e Karl Marx. Si sposa e dà alla luce anche due figli. Muore poi nel 1942 e la sua veglia funebre avviene nella famosa fattoria Green Gables.

Tornando al romanzo, direi che è, senza alcun dubbio, meraviglioso. La storia si compie nella fattoria dai Tetti Verdi, a Cavendish, nell’isola del principe Edoardo, dai 10 ai 17 anni della protagonista Anna, circa.

Nella versione sovrastante, edita da Giunti, c’è il romanzo non in forma originale, raccontato da Vanna Cercenà, che rende onore a Lucy Maud Montgomery in maniera semplice e fedele.

L’autrice ha una capacità descrittiva incantevole, riesce in modo semplice a farci rendere conto della bellezza dei paesaggi e degli arredi interni. Riesce a descrivere tratti fisici ed emozioni così delicatamente che rimangono impressi in modo indelebile.

Parlando di Anna, la protagonista del romanzo, c’è da dire che è un personaggio rivoluzionario, felice, empatico, entusiasta, amante della natura, della lettura, della scrittura, della recitazione, della vita in tutte le sue sfaccettature.

La storia inizia quando Matthew e Marilla Cuthbert, fratello e sorella avanti con l’età, entrambi senza compagni e figli, proprietari della fattoria dai tetti verdi, decidono di adottare un ragazzo che aiuti Matthew nel lavoro nei campi. Il destino vuole che capiti invece una ragazzina orfana con due grandi occhi trasparenti fra il verde e il grigio, con “un vestitino di flanella grigia che le copre a malapena le ginocchia ossute e le piccole mani”.

In poco tempo Anna riesce a far conoscere l’incredibile entusiasmo che possiede e che mette in tutte le cose fa; non si esime dal combinare anche qualche guaio, ma proprio per questo viene amata in modo incondizionato da chiunque la circondi.

È una ragazzina intelligente e combattiva, piena di creatività e di gentilezza. Possiede la paura di non essere accettata e voluta a causa dei suoi capelli rossi, che lei crede essere di cattivo gusto, che la accompagnerà in tutto il romanzo.

Trascorre gli anni tessendo amicizie importanti e durature, formandosi a scuola, dove riesce ad essere la migliore, ed imparando nel corso del tempo lezioni di vita per lei importanti: Se ci hai fatto caso, ogni errore che ho fatto mi ha insegnato qualcosa. La storia della spilla mi ha aiutato a non toccare le cose che non mi appartengono; il Bosco Stregato a mettere un freno alle mie fantasticherie; la medicina nella torta a non distrarmi più in cucina …

Tutto il romanzo viaggia ad un livello di profondità toccante, l’autrice, attraverso la sua meravigliosa Anna, riesce a smuovere pezzi di vita nascosti nella nostra anima, tanto da insegnarci la gioia di vivere con entusiasmo e la bellezza di impegnarci nel raggiungimento dei nostri obiettivi.

Riesce cautamente a trasmettere valori importanti, come quello della solidarietà, dell’accettazione di sé, dell’amore per la natura, dell’importanza di coltivare senza freni i propri talenti, della gioia di esprimere a pieno tutte le emozioni che proviamo e ultimo, ma non per importanza, ci trasmette l’incredibile valore del donare amore incondizionato.

È un romanzo divertente, scorrevole, a tratti commovente, adatto a tutte le età, capace di far crescere anche chi legge mano a mano che la piccola Anna diventa una donna. L’autrice ci regala un percorso evolutivo meraviglioso ed efficace, cresciamo insieme ad Anna immerse nella natura, sbagliando, studiando, leggendo, recitando e imparando che qualsiasi cosa ci accada c’è sempre una svolta, lungo la strada.

Consigliato!!!

Sincronicità: il sentiero oracolare. Da “Il risveglio della Dea “, Vicki Noble.

Copertina de “Il risveglio della Dea “, Vicki Noble, Tea

Continua il percorso di risveglio della Dea, presente in noi ed intorno a noi, attraverso lo studio di ogni capitolo presente nel libro “Il risveglio della Dea “, scritto da Vicki Noble diversi anni fa.

Abbiamo già affrontato i primi due capitoli, oggi parleremo del terzo.

In questo capitolo Vicki Noble affronta l’importanza dell’intuizione e dell’istinto, presenti in ogni donna; caratteristiche possibili da coltivare ed imparare ad usare con saggezza.

Ci ricorda con forza che per le donne del passato, che vivevano a strettissimo contatto con la natura, era naturale fare affidamento sui propri istinti ed intuiti e che questi le aiutavano nella vita di tutti i giorni.

Un po’ meno semplice è per una donna occidentale, che è “immersa in una cultura che nega la sua percezione della realtà”.

Se ci pensiamo è effettivamente così, siamo, noi donne occidentali, pressoché abituate a riporre la nostra fiducia nella “scienza meccanicistica dettata dalla cultura” e non crediamo che il nostro pianeta sia vivo e colmo di spiriti aiutanti attivi.

Vicki Noble invita la donna ad entrare in contatto con le forze fondamentali sempre presenti in noi ed intorno a noi, asserendo che una volta conosciute, esse “divengono d’un tratto così visibili da non poter essere negate “.

Racconta durante tutto il libro, il suo percorso di guarigione sciamanica e nel terzo capitolo dice che questo percorso è aperto e possibile a tutte, ma con delle difficoltà sostanziali: “quando una donna si dispone alla guarigione sciamanica attraversa una crisi di identità e a volte un’esperienza di quasi morte che coinvolge la sua salute fisica. Questo accade in tutto il mondo, ma quando succede a una donna occidentale, la crisi viene recepita in modo diverso perché manca una base culturale di sostegno e di riconoscimento “.

Vicki Noble ci invita a pensare concretamente al fatto che come siamo in grado di riuscire a visualizzare e far accadere cose piccole e concrete, come, per esempio, trovare sempre il parcheggio che ci serve, così lo siamo per le cose grandi, basta allenarsi e crederci. Ma sempre cercando di non irrigidire ed ingrandire l’ego, anzi di abituarci al cambiamento.

Si affida alla mitologia degli Indiani d’America, portando alla nostra attenzione le dakini e i coyote definendole “le persone o le situazioni che incarnano temporaneamente elementi caotici, ma finalizzati, del nostro ambiente dando loro forma. Essi si manifestano negli avvenimenti che ci mettono fuori strada, che ci sviano dalla meta e ci fanno sentire fuori controllo o in qualche modo ingannati, rendendoci consapevoli che esiste un movimento più vasto di cui noi siamo solo una parte”.

È quindi importante ricollegarsi al nostro spirito e a quello universale, conducendo una vita in sintonia con sé stesse e con il mondo. Facendo proprio il concetto fondamentale che nel nostro universo vige la legge del caos e che un ego troppo rigido può portare a non avere flessibilità e a non sapersi adattare ai cambiamenti.

Vicki Noble continua poi in questo splendido capitolo la spiegazione sul potere istintuale ed innato della donna, asserendo che un percorso sciamanico è quasi normale per chi guarda il mondo oltre la sua materia.

Dà molti consigli e spunti per intraprendere e praticare un percorso sciamanico, che personalmente ho trovato illuminate.

È, il terzo, un capitolo corposo ed utilissimo, che ci permette di entrare nelle profondità dello sciamanesimo e di adottare, perché no, abitudini e comportamenti utili a noi stesse e al pianeta.

“Per praticare lo sciamanismo bisogna essere disposte a ripulire il proprio modo di agire e ad assumere comportamenti positivi senza esservi costretti da nessuno”.

Buon viaggio💜

Come sale su una ferita aperta, Marianna Pizzipaolo e Jessica Martino.

Prendo solo i giorni di sole, quelli bui li rimando indietro.” M.

Oggi, 8 aprile 2020 esce in formato e-book questa raccolta di poesie e fotografie firmata da Marianna Pizzipaolo e Jessica Martino.

Come sale su una ferita aperta sembra il titolo perfetto per incorniciare il momento particolare che noi tutte e tutti, cittadine/i del mondo, stiamo vivendo.

Il Covid-19 sembra aver fermato insieme alle nostre vite, anche il tempo, che ora ai nostri occhi, ha riacquistato la sua naturale lentezza e ciclicità.

Tempo lento, naturale, dilatato, tempo che ci porta ad una evoluzione ed introspezione significative.

Ogni persona, ad oggi, dopo un mese di stasi e di ritiro nella propria casa, ha fatto e sta facendo i conti con sé stessa, con la sua parte creativa, ma anche con la sua ombra, con ciò che di sé stessa non accetta. E talvolta accettare parti di noi stesse/i fa male e crea dolore, esattamente come fa il sale quando tocca una ferita aperta.

Azioni, come ascoltarsi, ascoltare i bisogni del nostro corpo, ascoltare le nostre emozioni, dare voce anche alle parti scomode della nostra persona, sono ora dopo un mese di isolamento, abbastanza familiari per tutti/e; per una scrittrice, un’artista, invece, sono azioni quotidiane, anche senza quarantena, è la profondità del pensiero e dell’anima che lo richiedono.

Il viaggio nelle proprie parti nascoste, nella propria ombra avviene anche durante la fine di una storia d’amore, dove le fasi che si attraversano sono sostanzialmente tre: l’inizio, il limbo e la fine.

Marianna Pizzipaolo e Jessica Martino rendono visibili e leggibili queste tre fasi importantissime.

Marianna Pizzipaolo, autrice delle splendide poesie contenute nella raccolta, è una scrittrice empatica, è una donna arguta, introspettiva e riesce a dare voce anche ai suoi pensieri più intimi. E’ una donna appassionata di letteratura, a cui piace sapere e comunicare e lo fa splendidamente.

Ho letto il suo romanzo di esordio Le cicatrice che non ho di cui ne parlo in un articolo dedicato (https://tutteledonne.blog/2019/10/21/le-cicatrici-che-non-ho-marianna-pizzipaolo/) e che ricordo sempre con molto affetto ed ammirazione, per la capacità che l’autrice ha avuto nel trasferire su carta le emozioni importanti che l’essere umano talvolta vive.

Jessica Martino è alla sua prima pubblicazione, fotografa giovane ed appassionata, è il suo primo lavoro con cui mi confronto e mi auguro di poterne vedere degli altri.

Hanno entrambe fatto un buon lavoro;

Come detto prima, in questa raccolta si raccontano le tre fasi che una persona vive dopo la fine di una storia d’amore, dove per intensità si differenziano moltissimo tra loro.

Tutte le fotografie sono state fatte in bianco e nero per dare la evidenza del lutto, del passaggio in un primo momento, dalla vita alla morte, passando per la morte stessa ed infine arrivare a scegliere la rinascita, nonostante il dolore, nonostante le cicatrici che immuni al passare del tempo, rimarranno indelebili.

E’ un viaggio complesso, che richiede molto tempo; inizialmente si respinge la fine, si vive l’attaccamento e la paura di lasciar andare l’amore che abbiamo provato, la persona che abbiamo amato, si decide di vivere nel dolore pur di salvare noi stessi/e dalla morte.

Quel ciao

che mi soffi sulla pelle

tra le costole,

sul mio seno.

Ti fai strada lungo il mio corpo,

sulla bocca,

tra le labbra.

Lento mi sfiori

sussurrando ancora

quelle quattro lettere.

Tra un ansimo

e l’altro

io

a fatica

ti rispondo

da morire.

Quanto ti amo.M

Si continua poi a morire in modo lento, prendendo sempre più coscienza del fatto che ci si deve muovere dal letto di morte, si deve accarezzare dolcemente chi ci fa soffrire e lasciarlo andare via, per sempre.

Avrei voluto dirti che ti amavo

che respirare sarebbe stato impossibile

che l’aria, io la lasciavo da te.

Ti baciai le labbra piano.

Dandoti la schiena ti augurai

buona vita…

– Buona vita, amore mio.M

Ma si arriva finalmente alla rinascita, legittima, doverosa, si arriva di nuovo alla vita che non molla e diffonde linfa.

Una contro l’altra

forte

una, due, tre volte.

Senza fine.

Le mie mani che danno vita 

a quell’applauso

che serviva.

– Mani.

M

E’ la primavera che sboccia, instancabile, anno dopo anno, è la nostra natura che si riprende il suo meritato posto nella vita che stiamo vivendo e che ci conduce in modo costante e perpetuo alla libertà.

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Libera… (2020)

J

Complimenti!!!!

Buona Vita e Utile Esistenza, Alessandra Comneno.

Immagine presa dal sito Anima.tv

Nella serata del 27 marzo 2020, Alessandra Comneno è apparsa in diretta Facebook sulla pagina Gli Antichi Misteri Femminili, per esprimere le sue sensazioni, visioni ed impressioni rispetto al momento così denso di cambiamenti che il nostro pianeta e il genere umano stanno vivendo.

Stiamo nel bel mezzo di un tempo che L’OMS ha definito “pandemia da Covid-19”. In Italia e in altri paesi le persone sono state chiamate a restare a casa per un periodo da definire, senza poterne uscire, con lo scopo di evitare che il virus si diffonda in maniera sproporzionata.

Siamo in un vero e proprio periodo di stasi sociale, economica, lavorativa, fisica.

Alessandra Comneno con la semplicità e schiettezza che la contraddistinguono, definisce quello che stiamo vivendo, un Tempo di incubazione, dove è necessario tessere il nostro sogno.

Ci invita ad attraversare l’oscurità che stiamo vivendo e ad avere fiducia nella luce, a vivere il tempo presente e a scoprire che il tempo stesso ora risulta dilatato. Ci invita quindi a ricercare la nostra personale visione.

Fa una riflessione sul tempo di incubazione e ci spiega che è proprio ora il momento di domandarci: “cosa sta per nascere dentro di me, di noi?“, in quanto il termine incubazione ha la stessa radice della parola incubo, e se ci fermassimo un attimo a rifletterci, ci accorgeremmo che l’incubo è di fatto uno stato che porta la parte cosciente a risvegliarsi, qualcosa che smuove dalla normalità.

Di fatto stiamo vivendo un vero e proprio incubo (sogno), quindi una vera e propria incubazione.

Sottolinea che insieme a noi è il pianeta stesso che sta vivendo un’incubazione, un passaggio ad una nuova fase.

Abbiamo, come mai prima d’ora, la possibilità, tutti e tutte, di ritirarci nel nostro tempio sacro, la nostra casa, con la prospettiva meravigliosa di guarirci e di darci al contempo delle risposte su noi stesse/i, sulla nostra vita, su cosa cambieremmo, sulle relazioni che abbiamo, sulla vita che vorremmo vivere e che mondo vorremmo abitare.

È il momento ideale per tessere il nostro sogno, cambiare la nostra vita in meglio, far morire tutte le parti di noi che non ci servono e farne germogliare delle altre. Possiamo fare pulizia dentro noi stesse/i, intorno a noi, nelle nostre relazioni. Possiamo finalmente fermarci, metterci in ascolto e visualizzare il mondo e la vita che vorremmo.

Il nostro sogno deve prendere spazio ora, è il momento, dobbiamo essere noi a dargli spazio e a visualizzarlo, altrimenti qualcun’altro lo farà al posto nostro.

Alessandra Comneno dice che ora è il momento di stare, stare con noi stesse/i e che questo ci renderà persone migliori.

Siamo state/i di fatto piantate/i come dei semi e a fine incubazione saremo dei veri e propri fiori.

Stiamo rinascendo, con l’opportunità di abbandonare le vecchie vesti, le vecchie maschere, avere nel cuore le persone care che non possiamo vedere.

Ricordandoci che siamo Luce, Alessandra Comneno ci invita quindi a perdere la nostra corazza, esattamente come fa il seme prima di diventare un bellissimo fiore.

È giunto il momento di staccarci dalla materia che ci definisce, in quanto la nostra vera natura è indefinibile.

Ci fa notare anche come di fatto in questo preciso periodo storico ci stiamo rispecchiando e specchiando con il virus, che noi stessi siamo stati un virus per il nostro pianeta per troppo tempo ed ora Madre Terra si sta giustamente riprendendo i suoi spazi, insieme a tutti gli animali meravigliosi che la abitano.

Fa un accenno anche alle persone che lavorano negli ospedali e che hanno ora, come mai prima, la possibilità di dare il massimo e di rendersi conto che effettivamente stanno portando avanti la loro passione e capire che curare ed aiutare gli altri è il loro talento utile.

Ogni persona viene al mondo con un talento utile e per chi sta a casa può essere il momento buono per capire e coltivarne il proprio.

Ci spinge inoltre ad essere fiduciose/i, perché, sebbene sia un periodo complicato, denso di difficoltà, se lo stiamo vivendo è perché possiamo farlo. La vita non ci dà nulla che non possiamo affrontare.

Si rivolge poi alle Donne portatrici di una spiccata capacità di resilienza, dote sviluppata grandiosamente nei secoli e trasmessa di madre in figlia. Ogni donna ha dovuto e deve sviluppare la sua personale resilienza per poter evolvere, sia all’interno del proprio nucleo familiare, sia fuori, ed è proprio questa grande capacità che ora la fa da padrona. Noi donne possiamo infondere coraggio e amore a chi abbiamo intorno perché sappiamo farlo nel modo giusto, perché sappiamo farlo nonostante le avversità, siamo portatrici naturali del fuoco sacro e possiamo dare vita ad una vera e propria pandemia di amore.

Continua rivolgendosi a tutte le persone che ora hanno tra i 30 e 40 anni, dicendogli che ora tutte loro hanno il compito di ricostruire nell’amore questo mondo che si sta lentamente destrutturando. Chiede loro di abbassare il giudizio verso gli errori fatti dalle generazioni precedenti e di comprendere che è stato fatto il meglio che si potesse fare. Ora però è giunto il momento di aprire nuovi panorami di vita, di seminare bellezza, di creare, di fare, di credere che si può costruire un mondo, una cultura, una scuola, una vita migliore.

Seminiamo bellezza e ne ritornerà indietro molta di più.

Grazie Alessandra!!

Mara, una donna del Novecento. Ritanna Armeni

Copertina di “Mara, una donna del Novecento “, Ritanna Armeni, Ponte alla Grazie, febbraio 2020.

Non è semplice parlare di questo libro, poiché la donna che lo ha scritto è per sua natura, una donna complessa.

Ritanna Armeni è una delle personalità italiane che più stimo: giornalista, scrittrice, è stata portavoce di Bertinotti e di ideali di sinistra, da anni studia e racconta con amore e professionalità la storia di noi donne e lo fa con egregio spessore e soprattutto senza utilizzare stereotipi.

È autrice del libro meraviglioso “Una donna può tutto”, dove racconta la storia delle Streghe della notte, ha scritto “Di questo amore non si deve sapere” e tantissime altre cose degne di nota. Serve un articolo a parte solo per parlare di ciò a cui questa donna negli anni ha dato vita.

Ciò che tra tutto più mi affascina di Ritanna Armeni è la ricerca di fonti attendibili che fa, prima di scrivere e pubblicare un lavoro. Una ricerca volta a tramandare oggettività nei fatti raccontati, cosa non scontata quando si parla di donne.

Alla base delle più pesanti discriminazioni di genere a cui le donne da troppo tempo sono sottoposte, c’è anche uno svariato numero (per non dire la quasi totalità) di romanzi, saggi, articoli, racconti, cartoni, biografie che sono state/i perlopiù scritti da uomini. Siamo tutte e tutti reduci da millenni di patriarcato, di dominio maschile, tramandato e diffuso soprattutto dai libri e dai racconti, dove la storia delle donne è stata sempre in qualche modo deviata e raccontata in modo da rendere un servizio al patriarcato stesso.

Basti pensare, per esempio, a Mileva Maric, fisica teorica eccellente del Novecento, quinta donna nella storia a studiare fisica al Politecnico di Zurigo, in un’epoca in cui alle donne non solo era “sconsigliato” studiare fisica, ma era “sconsigliato” studiare ogni cosa, è stata la persona che ha fatto i calcoli per ed insieme ad Albert Einstein nella Teoria della relatività, per cui poi Einstein e solo Einstein vinse il Nobel, amante della musica, dell’arte, della lettura, della psicologia, oggi Mileva Maric è ricordata, se lo è, solo come la prima moglie di Einstein, per dire. E come lei, ce ne sono tantissime altre.

Quindi mi sorprendono e mi affascinano non poco quelle persone che riescono a fare un lavoro di oggettività nel raccontare la storia di noi donne e pulizia del racconto da stereotipi di genere (che alle volte fanno del male ancora più delle azioni discriminatorie) non perché lo facciano, ma per le complessità che affrontano nell’avere materiale attendibile.

Per quanto riguarda l’ultimo romanzo di Ritanna Armeni, “Mara”, uscito per la casa editrice Ponte alle Grazie il 13 febbraio 2020, mi sento di esprimere pareri solamente positivi, sia per tutti i motivi legati all’assenza di stereotipi che ho descritto prima, sia perché finalmente c’è un racconto dove si narra la storia di una donna comune e non di una eroina.

Sostengo a gran voce che c’è la necessità oggi di riappropriarci di una quotidianità “normale”, comune, senza ricercare eroi o eroine da imitare, perché, e questo è evidente, come sostiene Michela Murgia, la storia e le rivoluzioni importanti l’hanno da sempre fatte le comunità di persone e non la singola persona.

Con Mara, si respira questa aria di normalità, dove una donna, ancora bambina inizialmente, affronta il ventennio fascista, sostenendo il duce, ammirandolo e soprattutto portando avanti ideali fascisti.

Può “Mara”, con queste premesse, risultare un libro di parte, politicamente schierato; in realtà non lo è. Viene raccontata la storia di diverse donne, Mara soprattutto, che riescono ad evolversi piano, ma costantemente, durante il fascismo, ponendo le basi per tutti i diritti che quotidianamente noi donne ci siamo riconquistate e ci stiamo ancora riconquistando.

Ritanna Armeni durante il romanzo rimane distaccata rispetto ai fatti, racconta la storia senza giudizio, alternando a questa una parte di saggistica, dove invece parla in prima persona e racconta con la sua voce ed esperienza ciò che è successo nel ventennio fascista, sulla base sempre di studio e ricerca e non di un ideale perentorio.

È un libro che mi sento di consigliare, sia per l’autrice, sia perché non è presente il dramma femminile, ma storie di donne comuni e forti che affrontano difficoltà a testa alta, ognuna a modo proprio, senza farsi scalfire dagli uomini e dal regime, vanno avanti per la loro strada, pagandone le conseguenze e ottenendone anche i risultati sperati.

In una epoca dove si parla maggiormente di femminicidio, di violenza, di donne che subiscono e soffrono, leggere un libro dove si raccontano le donne che vivono e combattono per la loro quotidianità, per un ideale, per la sopravvivenza, per la loro emancipazione, senza soccombere agli uomini e al regime, mi sembra una opportunità di crescita ed emancipazione alla pari delle lotte e ribellioni fatte in piazza.

È un libro che ci racconta le donne che decidono, che scelgono e che non si lasciano comandare. Ci racconta finalmente la verità oggettiva dei fatti e non quella che il patriarcato vuole farci sapere.

Da leggere!!!

Evviva la bellezza naturale. SMART BEAUTY, Elisa Bonandini.

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Copertina di “Smart Beauty”, Elisa Bonandini, EIFIS Editore.

Io sono una fan spudorata di tutte quelle persone che inseguono i propri sogni e le loro passioni, facendoli/e diventare dei veri e propri lavori.

Ecco io a quelle persone, mi ispiro quotidianamente.

Elisa Bonandini è una donna, laureata in architettura, che ha sempre avuto la passione per il disegno, per la creazione di qualunque cosa avesse a che fare con la bellezza. Dopo aver conseguito una laurea che le desse una “formazione accademica” (come spesso viene consigliato dai genitori) ed aver lavorato in una galleria d’arte, Elisa si accorge che in realtà il suo sogno non aveva ancora preso vita e decide così, da adulta, di realizzarlo una volta per tutte. Evviva!!!!!!

Elisa è, ad oggi, una professionista affermata nel campo della bellezza femminile. Si occupa di consulenza di immagine, è una coach di bellezza e stile, scrive articoli per riviste femminili, ha un blog interessante, ha scritto “Smart Beauty” ed io, io ora sono una sua fan.

Quando Elisa Bonandini mi ha offerto la possibilità di avere il suo libro, sono andata subito a leggerne la descrizione e quando sotto gli occhi mi è capitata la frase “la bellezza smart è quella che scaturisce dalla maggiore consapevolezza della propria naturale bellezza” ho deciso che lo avrei letto e pure di corsa.

Personalmente sento sempre il desiderio di sentirmi bella ed appagata nella mia pelle, senza per forza dover dar retta ai dettami della moda, senza dovermi truccare in maniera eccessiva e senza dovermi vestire con qualcosa che sia si popolare, ma che non rispecchi la mia personalità. Sono dell’idea, che la bellezza di ogni persona esuli oltremodo da regole oggettive che talvolta le etichette tendono a far passare per universali.

Non possiamo incanalare e recintare la bellezza in modelli definiti e definitivi, impariamo a sentirci belle e belli quando la nostra parte più vera e profonda viene alla luce e non quando ci vestiamo ed agiamo uguale a qualche sconosciuta/o visto su internet.

Detto questo, credo che il libro “smart beauty”, sia un buon testo da avere a casa, da consultare ogni volta che sentiamo l’esigenza di avere una bellezza nostra, autentica, che rispetti il nostro viso, il nostro colore di pelle, il nostro fisico, noi stesse nella nostra interezza insomma.

Questo libro racchiude tutta una serie di consigli per poter valorizzare il nostro aspetto fisico, si con vestiti, accessori, trucchi e tagli di capelli, ma tutto in base a come siamo fatte. Elisa ci spiega e ci insegna a capire il nostro sottotono di pelle, la nostra stagione e ad abbinarci quindi colori che le esaltino.

Immagine presa dal libro “Smart Beauty”, Elisa Bonandini, EIFIS Editore.

Ci aiuta a capire la nostra forma del viso e a valorizzarla con tagli di capelli che siano adatti a noi, stessa cosa per gli abiti e per il make up.

Elisa afferma: “è importante conoscersi più a fondo, sapere cosa scegliere per sé senza farsi condizionare da quello che i media e la moda ci propinano indistintamente, ed essere più sicure quando qualcuno critica il nostro aspetto. Le caratteristiche fisiche che ci contraddistinguono sono delle unicità da mettere in luce, e per poterlo fare vanno consapevolizzate.

E’ importante prendere consapevolezza del fatto che ogni essere umano sia unico ed irripetibile, sia dentro che fuori, ed è ancora più importante dare spazio alla nostra natura interiore ed esteriore senza per forza conformarci a ciò che le case di moda e le fashion blogger ci dicono.

E’ un libro che consiglio!!!

Einstein e Io, Gabriella Greison.

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Copertina di “Einstei e Io”, Gabriella Greison, Salani

Ci sono molte cose da dire su questo romanzo, su l’autrice, sulla protagonista e suo marito, quindi preparatevi, che leggerete parecchio.

Innanzitutto, questo romanzo parla di Mileva Maric (fisica teorica del ‘900 e prima moglie di Einstein), poi parla di Albert Einstein (fisico del ‘900, vincitore del premio Nobel per la fisica, primo ed ultimo marito di Mileva Maric), poi parla delle menti più eccelse del novecento, poi parla degli scienziati e scienziate del novecento, poi parla di noi tutte e tutti esseri umani, amanti della scienza o meno, ed infine, parla di Gabriella Greison (autrice di questa opera), mente eccelsa ugualmente, alla pari di Mileva Maric, Albert Einstein, Marie Curie, Bohr, e così via.

Come dice Gabriella Greison stessa, lei è nata dopo la morte di Heisenbergh, qualcosa vorrà pur dire no?

Non serve vincere un Premio Nobel per essere certi della propria grandezza, tanto è vero che Mileva Maric non ne vinse nemmeno uno, ma è stata grandiosa ugualmente, Gabriella Greison non lo ha ancora vinto, ma è grandiosa nello stesso identico modo.

Per chi non la conoscesse, Gabriella Greison è laureata in fisica, è una scienziata, scrittrice, attrice teatrale, divulgatrice, collabora con istituti di ricerca. E’ l’autrice di altri libri meravigliosi, come L’incredibile cena dei fisici quantistici (Salani), Sei donne che hanno cambiato il mondo (Bollati Boringhieri), Storie e vite di super donne che hanno fatto la scienza (Salani), Hotel Copenaghen (Salani), è direttrice artistica e curatrice del primo festival teatrale dedicato alla fisica in Italia, ed è anche giovanissima, bellissima, brillante e solare.

Ammiro tantissimo Gabriella Greison, allo stesso modo in cui sia io che lei ammiriamo Einstein e Mileva, Marie Curie e Plank.

Io possiedo ugualmente una intelligenza scientifica abbastanza sviluppata, sono laureata in chimica e mi occupo di divulgazione anche scientifica. Conosco bene le difficoltà nel raccontare di scienza in modo semplice come fa Gabriella nelle sue opere, conosco le fatiche dietro il conseguimento della laurea, conosco la grandiosità che c’è dietro lo studio della scienza, ma soprattutto conosco le enormi quantità di energie da impiegare se si vuole studiare, fare e divulgare scienza, ma se ci si vuole contemporaneamente dedicare alche ad altro, come è giusto che sia e come fa in modo eccellente Gabriella Greison. Quindi complimenti sinceri a questa donna.

Mi sento anche oltremodo emozionata e fortunata a vivere in un epoca in cui esistano donne, me compresa, che finalmente stanno ridando alla scienza, quel lato di umanità, bellezza, verità, quotidianità che hanno la fisica e la chimica, insegnate e divulgate per troppo tempo in maniera asettica, fredda, distante. Finalmente il mio sogno di far vedere la scienza come qualcosa che appartiene a tutte e tutti, si sta avverando, anche attraverso Gabriella Greison ed il suo lavoro.

In fondo Albert Einstein è stato il primo ad asserire che la fisica è intorno a noi, dice lui stesso “la fisica spiega tutto l’universo, quindi andiamo in strada a guardarlo questo universo”, noi esseri umani siamo scienza, siamo fatti di atomi e molecole, la scienza fa parte di noi, impariamo quindi a vivere nell’ottica che la scienza, tutta, già esiste nel nostro corpo e nella nostra mente, e che dobbiamo solo parlarne, parlarne e parlarne per farla arrivare ad un livello sempre più conscio.

In questo libro l’autrice fa parlare Mileva in prima persona, inizialmente bambina, subito dopo ragazza che diventa donna, sempre, totalmente ed incessantemente innamorata della fisica.

Succede poi che Mileva Maric, diventa la quinta donna nella storia a studiare fisica al politecnico di Zurigo, succede che, della sua mente così brillante, della sua indipendenza, determinazione, fermezza, costanza, se ne innamora un Albert Einstein ancora giovane e pieno di irriverenza.

Si, perché sebbene Albert Einstein sia la personalità più dirompente vissuta nel secolo scorso, colui che ha scoperto la relatività, colui che ha messo le basi per la scoperta delle maggiori opere scientifiche di tutti i tempi, è stato anche un uomo innamorato di una donna e questa donna era proprio Mileva Maric.

In questo libro viene raccontata la vita di Mileva ed Einstein, insieme e da soli, viene raccontata l’evoluzione di entrambi, il matrimonio, i figli, le disavventure, i momenti fenomenali e quelli distruttivi, viene raccontata la scienza, vista con i loro occhi (scusate se è poco), ma più di tutto viene raccontata la storia di una donna, vista con lo sguardo di un’altra donna, che non si è lasciata convincere dalle biografie stereotipate e discriminanti presenti in letteratura. Tanto è vero che Gabriella Greison, per la stesura di questo romanzo, fa ricerche nei posti dove è vissuta Mileva, facendo un lavoro senza precedenti, di onestà, accuratezza, sensibilità nel raccontare i fatti.

Gabriella Greison fa un lavoro encomiabile, dal punto di vista narrativo, con una scrittura lineare, veloce, perfetta, avvincente, mai noiosa, ma fa anche un lavoro encomiabile dal punto di vista del messaggio e della storia, racconta una Mileva diversa e più umana rispetto alla donna che la maggior parte delle biografie raccontano.

Ciò che ho trovato interessante, oltre la storia, oltre la scienza, oltre Mileva ed Einstein è stato l’utilizzo fine e preciso di ogni singola parola utilizzata nel testo. Troppo spesso, anzi, quotidianamente siamo bombardati da messaggi, parole, situazioni intrise di stereotipi di genere. Quello che fa Gabriella Greison è posizionare Mileva Maric in un posto d’onore, quello di donna, fisica, scienziata, madre, moglie, appassionata di musica, di psicologica, piena di pregi e di difetti, con mancanze e punti di forza, le ridà finalmente la poliedricità di cui era portatrice, di cui in maniera evidente noi tutte e tutti siamo portatrici e portatori, ma che per qualche motivo, si tende a dimenticare.

Gabriella ha molto da dire, è un vulcano in piena, i suoi libri sono pieni di fisica, parla di scienza con la naturalezza di chi la scienza la padroneggia bene, ma parla anche di donne, di uomini, ha una sua idea precisa e la esprime chiaramente andando sempre dritta al sodo.

Le sue opere sono dei veri gioielli ed Eintein ed io è un vero e proprio capolavoro.

Questo libro è la rivincita di Mileva, delle donne scienziate, delle donne tutte, capaci di adattarsi, crescere, dare la vita, dare amore e troppo spesso messe in secondo piano. Questo libro è la rivincita delle secchione che sono anche belle, è la rivincita di chi nella vita vuole solo studiare, ma anche di chi oltre a studiare vuole anche ballare, recitare, pensare, è la rivincita di tutte quelle donne che non si accontentano di vivere una vita già programmata e stereotipata da chissà chi. Questo libro dimostra che …

“Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci” M.G. e G.G.

Da leggere assolutamente!!!!!

Il sesto chakra, Individuare il percorso. Da “Il libro dei Chakra”, Anodea Judith.

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“Il risveglio della coscienza richiede che il terzo occhio venga liberato dall’illusione, in modo da poter vedere quello che è dentro e attorno a noi senza distorsioni.”

Trovo che ci sia sempre un buon motivo per approfondire la conoscenza dei sette chakra. In particolare il sesto, che più di tutti riguarda capacità che amo sperimentare quotidianamente, come l’intuito e la chiaroveggenza … in sintesi, il sesto chakra, riguarda il nostro terzo occhio.

Il sesto chakra ha come elemento la Luce, come colore l’Indaco, il suo nome è Ajna (percepire e comandare), è collocato nella fronte tra le sopracciglia. Come scopo ha quello di riconoscere gli schemi, ha una identità archetipica ed ha come caratteristiche l’intuizione, l’immaginazione, la visualizzazione, l’introspezione, la visione.

Si evolve durante l’adolescenza e come compito evolutivo ha quello di stabilire l’identità personale e capacità di percepire i modelli.

Un sesto chakra equilibrato offre caratteristiche come l’intuizione, la percezione, l’immaginazione, una buona memoria, la capacità di accedere ai propri sogni e ricordarli, la capacità di pensare per simboli e la capacità di visualizzazione.

Traumi e violenze, come crescere e vivere in un ambiente brutto o spaventoso, l’invalidazione della intuizione, la negazione di ciò che si vede con gli occhi, possono portare ad eccessi o carenze relativi.

Una persona con un sesto chakra carente sarà poco sensibile, avrà una cattiva vista e poca memoria, avrà difficoltà a vedere un futuro o ad immaginare alternative, non riuscirà a vedere con chiarezza ciò che le accade e sarà propensa a pensare che esista un’unica e sola via giusta per ogni cosa.

Al contrario una persona con un sesto chakra eccedente potrebbe soffrire di allucinazioni, avere illusioni, ossessioni, difficoltà a concentrarsi ed incubi.

Come per ogni chakra, Anodea Judith, l’autrice di questo libro meraviglioso, dopo aver spiegato con raffinata cura le caratteristiche del chakra e tutte le azioni che possono portare ad un disequilibrio, offre degli spunti e delle tecniche per poterlo curare e ripristinare, qualora ci accorgessimo che non è in equilibrio.

Trovo sia di estrema importanza affinare le caratteristiche proprie di questo chakra, in quanto il nostro terzo occhio ci permette di vedere l’insieme di una figura o situazione, ci dona la capacità di trascendere il nostro egocentrismo e capire il significato più profondo di ogni cosa ci circondi.

“Via via che la vista interiore si sviluppa, le illusioni svaniscono, i sogni vengono integrati, inizia la chiarezza e la coscienza si estende di un altro passo al di là di quallo che era disponibile solo attraverso i cinque chakra inferiori.”

Tra i vari metodi che l’autrice offre per ripristinare il loto, quello che amo di più è lo sviluppo dell’intuizione.

Ogni persona, adulta e bambina, possiede l’intuizione, il problema talvolta è che non viene ascoltata. Impariamo a dare fiducia al nostro intuito ed accettiamolo come una caratteristica sempre presente che possediamo, come l’olfatto, la vista, il tatto. L’autrice suggerisce di metterci in profondo contatto con le nostre emozioni e le nostre viscere, ci suggerisce di ascoltare anche le parti non razionali del nostro pensiero mettendoci in una posizione di accoglimento e fiducia: “se non ci fidiamo di noi stessi o di ciò che ci circonda, avremo difficoltà a fidarci della nostra intuizione”.

Per sviluppare intuizione e chiaroveggenza ci descrive anche un modo utilizzato in passato principalmente dai nativi americani, chiamato appunto Ricerca della Visione.

“La Ricerca della Visione è un rito di purificazione e di ascolto. Contiene la volontà di rendersi umili, di accettare un travaglio personale e di sciogliere il legame con la civiltà che acceca la nostra vista, quel tanto che basta per vedere chiaramente all’interno delle strutture del mondo naturale. E’ una profonda accettazione del Sé, allo scopo di ampliarsi in identità creative, archetipiche ed universali.”

Un altro modo, più semplice ed immediato, che abbiamo per avere una buona salute del sesto chakra ed una buona salute in generale, è quello di esporci alla luce solare. L’esposizione continua a frequenze che non sono naturali porta poco a poco ad un disequilibrio. Come ci spiega l’autrice in modo eccellente, la luce penetra nel corpo attraverso gli occhi e invia segnali luminosi direttamente all’ipotalamo che, a sua volta, regola il sistema nervoso autonomo e il sistema endocrino (i quali entrambi influenzano i chakra). La ghiandola pineale, associata al sesto chakra, è un organo sensibile alla luce, responsabile della produzione di melatonina, che regola il ciclo del sonno e aiuta a coordinare le funzioni biologiche del corpo in rapporto all’ambiente esterno. L’ipotalamo media tra mente e corpo, coordinando l’efficienza di entrambi, influenzando la nostra coscienza.

In conclusione, posso dire che anche il sesto chakra, come i cinque precedenti, viene spiegato e sviscerato con professionalità ed accuratezza. Confermo nuovamente, che Il Libro dei Chakra è un manuale di altissimo spessore culturale e psicologico e consiglio a tutte e tutti voi di leggerlo.

Chocolate & The City, Rona Persichetti.

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Copertina di “Chocolate & The City”, Rona Persichetti, 2019, Book Road

“L’eccessiva ambizione verso ciò che è mondano inibisce l’introspezione. Nulla, assolutamente nulla dev’essere così ingombrante da impedire alla tua voce interiore di affiorare.”

Chocolate & The City è un bel libro, scritto bene, scorrevole, interessante, divertente, romantico, descrittivo, riflessivo, introspettivo, è stato pubblicato a metà del 2019 e l’autrice è una donna che in molte conosciamo già: Rona Persichetti.

Rona Persichetti oltre ad aver avuto un ruolo come avvocata d’affari sia in Italia che a Londra, oltre ad aver ricevuto la borsa di studio internazionale Woman in Business, oltre ad avere una certificazione ed un Master Practiotioner in PNL, è anche l’autrice del libro uscito nel 2017 Una SPA per la mente, che in moltissime, io per prima, ricordiamo con molta gioia.

Tornando al suo ultimo libro e primo romanzo, Chocolate & The City, posso dire solamente che mi è piaciuto infinitamente, l’ho letto in un paio di giorni e lo rileggerei ancora e ancora.

E’ ambientato a Londra, in un tempo attualissimo, la protagonista è Sara, Italiana, che si trasferisce nella City, per avere letteralmente una rinascita.

A Londra, superate le prime difficoltà organizzative ed emotive, si sistema lavorativamente, sentimentalmente e tutto sembra essere circondato dallo “scintillio”.

La vita che sta vivendo sembra dirigersi verso la perfezione e fino a quasi la fine del romanzo sembra che la vita di Sara proseguirà verso quella sola direzione, di lusso, ricchezza, carriera luminosa e un bel matrimonio in vista.

Ed ecco che arriva il colpo di scena, incredibile, inaspettato, coinvolgente e che fa riflettere.

Come in Una SPA per la mente, anche in questo libro, Rona Persichetti ci accompagna verso noi stesse/i, fa circolare la nostra energia in modo centripeto, così da far vibrare delle frequenze precise della nostra anima: quelle della verità, della solidità interiore, quelle dell’allineamento a ciò che possiamo fare nella vita per poter brillare dall’interno, senza aver bisogno che nessuna luce esterna lo faccia per noi.

E’ un libro che colpisce esattamente lì dove l’autrice si è prefissa, è un libro che sono incredibilmente contenta di aver letto, perchè tratta temi a me molto cari, come quello della cura dell’anima, del corpo, della mente, tratta il tema della legge d’attrazione secondo cui ognuna/o di noi ha il potere di creare la propria vita nell’esatto modo in cui se l’è immaginata, tratta il tema del lavoro e del giusto tempo da dedicargli, tratta il tema dell’amore affine, quello con una persona diversa da noi, ma con la medesima luce interiore, tratta il tema dell’amicizia ed infine tratta il tema degli incontri inaspettati, quelli decisivi, quelli che l’universo ti mette a disposizione per poter evolvere in modo efficace ed amorevole.

L’unico difetto a mio avviso è stato quello di aver scritto per tutto il romanzo, la parola “avvocato” riferendosi ad una donna. Abituiamoci piano piano a convertire al femminile anche i mestieri, come avvocata, magistrata, ingegnera, meccanica e via dicendo …

ma comunque questo è un libro che consiglio, consiglio, consiglio e riconsiglio sia a donne che a uomini di tutte le età, leggero, divertente ed utile.