L’ultima Strega, Mariachiara Moscoloni.

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Copertina de “L’ultima Strega”, Mariachiara Moscoloni, Libro/mania, 2019.

“A Francesca, perchè la magia dei sentimenti è la più potente. Mariachiara Moscoloni”.

Questa è la dedica con cui l’autrice mi ha omaggiata, quando ha deciso che avrei dovuto leggere il Suo romanzo, e per questo suo regalo la ringrazio infinitamente. Se dovessi descrivere Mariachiara in tre parole, direi che è magica, misteriosa e potente, parole con cui in fondo essa stessa si è descritta, dando vita ad una dedica tanto bella; e parole con cui io descriverei inoltre, il Suo romanzo: per l’appunto magico, misterioso e potente.

Ma andiamo a sviscerare meglio chi è Mariachiara Moscoloni …

Mariachiara Moscoloni è una scrittrice, appunto, madre, di oltre quarant’anni, laureata in Giurisprudenza; L’Ultima Strega è il suo terzo romanzo, finalista al premio Fai viaggiare la tua storia. Ha esordito nel 2014 con Il Grimorio del Lago (Brigantia Editrice), romanzo fantasy, con cui ha vinto il premio Le Fenici. Successivamente nel 2016 dà alla luce Aibofobia (I Sognatori Editore) Trhiller psicologico, finalista al premio letterario Zeno. Durante la Sua carriera di scrittrice ha anche pubblicato diversi racconti, dai generi horror, giallo, mistery. E’ una donna poliedrica, evidentemente, e questa sua qualità la esprime in modo efficace in questo suo ultimo lavoro.

L’Ultima Strega è un romanzo basato su una storia vera: narra la vita di Teresa, il cui corpo viene riesumato a diversi anni dalla morte. Il figlio Davide, ormai adulto, decide di aprire la bara in cui giace il corpo della madre. Ripercorrerà in questo modo, l’intera vita della donna e scoprirà cose di Lei che sono, a distanza di molto tempo, ancora avvolte nel mistero. Nella bara, insieme a Teresa, ci sono degli oggetti appartenuti, e che ancora appartengono in fondo, alla donna, da cui Davide prenderà spunto per fare chiarezza sui lati ombra della madre e di riflesso di sé stesso.

E’ una storia misteriosa ed affascinante, bella direi.

Ciò su cui vorrei porre maggiore attenzione, è il Titolo, o meglio, la seconda ed ultima parola del titolo: STREGA.

Il romanzo ha come protagonista una Donna, Teresa, ed il titolo, rimanda ovviamente a Lei principalmente, ma in realtà, alle Donne, tutte, a cui l’autrice dedica il romanzo stesso, definendole CELEBRAZIONE DELLA VITA (che potenza da brividi). Questo libro è in realtà un omaggio all’intero universo femminile, motivo per cui l’ho trovato in linea con i miei gusti letterari. L’autrice ha una visione della donna meravigliosa, la vede come spirito, come amore, come strega in effetti.

Ed è proprio dalla parola strega che dobbiamo partire, noi donne e uomini, per poter meglio comprendere la grandezza di ognuna di noi, nessuna esclusa. Termine che per la maggior parte ha una connotazione negativa, ma che alla sua origine definiva colei che è al sostegno della vita. All’interno della sola parola “Strega”, la Donna è contemporaneamente, intuitiva, creatrice, protettiva, incantatrice, guaritrice, tollerante, compassionevole, forte, tutte caratteristiche che sono bel lontane dalla negatività associata al termine.

Ogni donna, ogni giorno, nel suo spaccato di mondo, dà prova di quanto sia sensuale, capace di adattarsi, intelligente, coraggiosa, e lo fa in un contesto che ormai da millenni è volto esclusivamente al sostegno del maschile, dove le energie e le capacità propriamente femminili, come l’intuito, l’empatia, la guarigione, la creazione della vita (e non solo), sono state oscurate e denigrate, rilegando la parola “strega”, la donna e le sue innate capacità in un angolo di mondo che le vede come qualcosa di negativo, scomodo e da sopprimere.

L’autrice porta Davide, e di conseguenza noi che leggiamo il romanzo, in un contesto dove la logica e la razionalità vengono soppiantate dall’intuito, dalle emozioni e dai sentimenti: “Davide sentì che l’ultimo colpo, più forte dei precedenti, aveva intaccato qualcosa di fragile, appena oltre la lastra, dentro di lui. Qualcosa che aveva a che fare con lucidità, logica e raziocinio”. Chi legge questo romanzo, deve prendere atto che entrerà per tutta la durata della storia in una atmosfera magica, ultraterrena, femminile, svilupperà a poco poco sempre di più la capacità di leggere e sentire il romanzo con la parte destra del cervello, quella legata alle emozioni, all’intuito, alla creatività.

Entriamo improvvisamente nella vita di Teresa, colei che “aveva grandi ali, capaci di fornire protezione alle persone che amava, ma anche spiccare il volo, nel caso in cui si fosse sentita prigioniera. Creatura libera, caparbia e impulsiva.” A fine romanzo capiamo che ogni individuo non è esonerato dal vivere una vita piena di ostacoli e difficoltà e che le sfide che supereremo ci porteranno poi a capire lo scopo che la nostra anima ha deciso di compiere attraverso il corpo in cui si è incarnata.

Il romanzo presenta una scrittura scorrevole e ben articolata. Non è retorico, mai (cosa che apprezzo molto), ha una buona struttura spazio-temporale, ha periodi brevi e non sono presenti refusi.

E’ un buon romanzo, che consiglio di leggere!!

Oltre i nostri attimi. Marcella Griffo.

“Oggi è domenica, è il mio compleanno, ma in fondo è solo un altro giorno senza di lui …”

Non è sempre facile andare avanti e continuare a vivere bene dopo la fine di una storia d’amore. Anzi, credo non lo sia mai.

Sia che si decida attivamente di interrompere un rapporto, sia che si subisca la decisione, il lutto per la perdita si avverte e si vive in maniera considerevole in entrambi i casi.

Tale lutto poi, coinvolge contemporaneamente corpo, mente, spirito, anima. Tutte le sfere della vita rimangono sopraffatte, tutte insieme, nessuna esclusa, in un processo di separazione che inizia a livello inconscio, già molto tempo prima che il corpo e la mente se ne rendano conto.

Eh già … molte volte, due anime che percorrono un tratto di vita terrena insieme, ad un certo punto decidono di proseguire distanti, di seguire strade differenti, di evolversi con altre anime o da sole, non più insieme; iniziano, quindi, a vibrare a frequenze differenti ed ad allinearsi ad una evoluzione non più in comune. Tale separazione che avviene su un piano spirituale ed inconscio, non viene percepita e compresa subito sul piano materiale, fisico e razionale.

Tanto è vero che spesso ci troviamo a trascinare rapporti d’amore, d’amicizia, che sono da tempo finiti per le nostre anime, anche per mesi, a volte anni, non rassegnandoci al cambio di rotta che la nostra anima ha previsto per noi. La nostra mente, spesso lenta ed ostile a comprendere ciò che succede nella vastità del nostro inconscio, a volte attua dei meccanismi di salvaguardia del rapporto ormai finito, che trascinano la persona, a vivere per inerzia e con abitudini spesso poco emozionanti e vitali.

Nel romanzo “oltre i nostri attimi”, l’autrice, Marcella Griffo, psicoterapeuta psicoanalitica, affronta questo aspetto della vita e lo fa in maniera profonda, analitica, anche professionale, evidenziando molti aspetti che la personalità vive durante una separazione.

Parla dal punto di vista di Emma, donna in dolore per la separazione dal suo compagno, e dal punto di vista di Federica, donna in dolore per non essere corrisposta da Emma, sua amica sin dall’infanzia.

E’ un romanzo introspettivo e molto bello. Breve, ma molto intenso.

L’autrice attraverso un linguaggio doloroso e struggente crea per quasi tutta la storia una atmosfera di sofferenza ed apatia, senza mentire sul profondo dolore che si prova per la perdita di qualcuno/a che amiamo e per non essere corrisposte/i.

Emma e Federica fanno un vero e proprio percorso nei meandri della morte, vivono la sofferenza a pieno, conoscendola in tutte le sue sfaccettature.

Unico modo credo per riuscire a liberarsi di un dolore, qualsiasi esso sia, è proprio quello di lasciarlo espandere dentro di noi, conoscerlo e familiarizzare con esso e poi dolcemente lasciarlo andare via, per sempre.

Ecco, questo libro ci regala un percorso si di sofferenza, ma anche di cammino verso la rinascita.

Consigliato a tutte/i!!!

L’addestramento della DEA GUERRIERA, HeatherAsh Amara.

“Questo libro è dedicato a tutte le donne di questo meraviglioso pianeta. Che si possa noi tutte, rivendicare l’amore travolgente della guerriera e incarnare la saggezza della dea per portare equilibrio e armonia alla Terra.”

Scrivere di libri che parlano di donne è diventato uno dei miei divertimenti principali.

I motivi sono molteplici, spicca su tutti il fatto che prima di parlarne devo leggerli e questa è una cosa che mi aggrada e mi arricchisce parecchio. In seconda istanza compare la grandiosa gioia di poterlo poi condividere con il mondo intero e magari riuscire anche a dare degli spunti su cui riflettere a qualcuna/o che ne ha voglia.

I libri che in genere prediligo, sono saggi e romanzi che raccontano di donne autentiche, forti, coraggiose, in rinascita, che si mettono in gioco e che amano la vita con tutte loro stesse.

Uno di questi è “L’addestramento della dea guerriera”, scritto da HeatherAsh Amara, autrice anche di “Risveglia il tuo fuoco interiore”, di cui vi ho parlato sempre in questo blog.

Ringrazio profondamente la casa editrice “Il punto d’incontro” per avermi fatto conoscere questa autrice così meritevole della mia stima.

Ne “L’addestramento della dea guerriera”, che per cronologia viene prima dell’altro libro, l’autrice fa un vero e proprio percorso di addestramento, psicologico, motivazionale, spirituale, emozionale, fisico, della donna.

La lezione che sta alla base del libro, e che ho trovato giustissima da palesare, è quella che “la comprensione di un’idea non significa nulla senza il corrispondente passo verso l’azione”. Ed è per questo motivo che in ogni capitolo oltre ad esserci un obiettivo da raggiungere a livello mentale, ci sono anche esercizi di meditazione e fisici, che personalmente ho trovato molto utili.

I capitoli in totale sono 10 ed il libro si estende per 199 pagine.

C’è nelle parole dell’autrice, ovviamente, tutta la spiritualità incentrata sulla Terra e sul riconoscerla come madre, “come colei che ci dà la vita e il sostentamento e come portatrice della conoscenza e della saggezza.” In questo libro c’è un bellissimo percorso di risveglio che porta ogni donna a percorrere il dubbio su se stessa e a cercare il proprio sentiero, per arrivare poi a concludere progetti, iniziare nuove carriere, a risolvere situazioni familiari bloccate, a creare una nuova famiglia, attraverso la guarigione per esempio di un trauma sessuale o rivendicando la propria passione per la vita.

C’è una capitolo bellissimo, intitolato “Rivendica la tua forza e accendi la tua volontà”, nel quale l’autrice indica quattro tipi di atteggiamento che le donne potrebbero assumere, nel momento in cui si sentono impaurite o sotto pressione.

Ci sono le donne che controllano, le quali si sentono al sicuro solo quando hanno il controllo del mondo che circonda, ci sono le donne che si distraggono, le quali trovano qualsiasi cosa con cui distrarsi piuttosto che affrontare le proprie sensazioni o il proprio sconforto. Ci sono le donne che si isolano e quelle che compiacciono. Atteggiamenti, questi molto comuni e poco sani, dai quali L’autrice ci aiuta a divincolarci.

C’è un capitolo dedicato invece, al giudice e alla vittima interiori, spesso presenti nella psiche di tutte noi.

“Il tuo giudice o critico interiore è costantemente alla ricerca di ciò che tu o gli altri non fate bene. Niente di ciò che fai va bene. A volte il giudice resta focalizzato su ciò che percepisce come i tuoi difetti fatali, a volte gira lo sguardo verso le persone intorno a te. In entrambi i casi, quando ascolti la sua voce come fonte di saggezza, vieni presa dal confronto e dalla frustrazione. La tua vittima, la parte che dice non posso farcela, non sono abbastanza brava, guarda sempre un giudice in cerca di una legittimazione che non arriva mai. La vittima cerca sempre un giudice, interno o esterno, per provare la sua indegnità. Quando ascolti la vittima come voce della verità passi i tuoi giorni seduta, impotente e senza speranza.”

Ovviamente anche a questi atteggiamenti mentali e a moltissimi altri, l’autrice offre delle vie di guarigione, che personalmente ho messo in pratica.

E’ quindi per me un ottimo libro da leggere e con il cuore ve lo consiglio.

Il quinto Chakra. Vibrando verso l’espressione. Da “Il libro dei chakra”, Anodea Judith.

Il quinto chakra prende il nome di Vissudha (purificazione), è collocato presso la gola, nel plesso faringeo, ha come identità la creatività, il suo colore caratteristico è l’azzurro intenso, come scopo ha la comunicazione e l’arte di creare e si sviluppa dai 7 ai 12 anni di età. Il demone di questo chakra sono le bugie e come diritti fondamentali ha quelli di dire ed ascoltare la verità.

Se una persona possiede un quinto chakra equilibrato avrà una comunicazione chiara, buon senso del tempismo e del ritmo, vivrà in modo creativo, sarà una buona ascoltatrice ed avrà una voce risonante.

Secondo l’autrice traumi e violenze subiti, come violenza verbale, bugie, messaggi contraddittori, grida continue, criticismo eccessivo, segreti, genitori autoritari, famiglia dipendente da alcool o sostanze chimiche, possono portare ad avere carenze od eccessi relativi.

Una persona con un quinto chakra carente avrà timore di parlare, avrà una voce sottile, avrà difficoltà a trasportare in parole i sentimenti, sarà introversa, timida, priva di orecchio musicale e con mancanza di ritmo.

Al contrario, quando abbiamo un quindo chakra eccedente, parleremo eccessivamente, saremo incapaci di ascoltare, avremo una voce dominante e saremo inclini a spettegolare.

Disfunzioni di questo chakra possono portare con il tempo ad avere problemi fisici, come disturbi della gola, delle orecchie, della voce, del collo, tensione mascellare, tossicità ed intossicazioni.

Esistono modi e strategie per ripristinarlo, e l’autrice ci aiuta in modo molto sapiente.

“Il mondo moderno ci bombarda di dissonanze/vibrazioni che eliminiamo dalla nostra mente conscia, ma che il nostro corpo e il nostro sistema nervoso continuano a sopportare.”

Le vibrazioni di cui parla l’autrice possono essere il rumore delle automobili, dei clacson, suonerie del telefono, sirene. Tutto questo va sotto il nome di inquinamento acustico, contro il quale purtroppo abbiamo ben poche difese. Ci informa anche del fatto che capita che bambini o bambine che vivano in case rumorose possano maturare più lentamente dal punto di vista sensorio e motorio.

Un altro tipo di inquinamento a cui siamo sottoposte/i è il continuo guardare o ascoltare scene di violenza o di morte in televisione.

I modi che L’autrice ci offre per ripristinare il quinto chakra sono tanti, come quello di metterci in contatto con la nostra vibrazione di base, ripulire il nostro campo dalle vibrazioni esterne che sono dannose, ascoltare profondamente noi stesse/i, cantare ed usare i mantra, scrivere, essere ascoltate/i, ascoltare musica, tutti approfonditi nel libro.

“Il quinto chakra è il principale trasmettitore della coscienza stessa. Anche se il suono è l’ingrediente primordiale dell’esistenza, è la coscienza (creata dal suo impatto vibrazionale) che forma e mantiene il tessuto stesso della vita.”

Da leggere ed approfondire!!

Amore Quantico, Monica Grando.

Copertina di “Amore Quantico”, Monica Grando, Anima Edizioni, Collana “Medicine per l’anima”, 2018.

“Un inno alla vita, alla forza dell’amore che muove tutto e riporta ogni cosa al suo giusto ordine.”

“Amore Quantico” è un piccolo manuale di crescita, risveglio ed evoluzione spirituale, interessante e pieno di spunti su cui riflettere.

A mio avviso è indicato anche a persone che da poco hanno intrapreso un cammino di risveglio o che lo vogliono iniziare, perchè scritto molto semplicemente, in modo fruibile e con un linguaggio accessibile a tutte/i, benchè tratti di temi spirituali, non sempre di facile comprensione.

L’autrice, Monica Grando, naturopata, riflessologa e consulente di alimentazione naturale, ci porta lungo il suo viaggio di risveglio e consapevolezza, messo su carta dopo “aver percorso sentieri nascosti e bui della sua anima ed essere risorta a nuova vita” per dare la possibilità a chiunque lo legga, di prendere a sua volta consapevolezza sull’amore per se, per gli altri, per l’anima gemella, per il pianeta e di conseguenza per la vita stessa.

Il libro è di 214 pagine e suddiviso in 81 capitoli, quindi ogni capitolo occupa al massimo 4 pagine. Non è necessario leggerlo tutto insieme, anzi si può tenere sempre a portata di mano e leggere in pochi minuti il capitolo che più ci risuona in un determinato momento.

Il tema principe del libro è l’amore, l’Amore come legge divina, l’amore che ha smosso in lei la voglia di intraprendere un cammino di guarigione spirituale.

“Ho amato come mai credevo si potesse amare. Ho avuto la fortuna di poter provare un amore che supera ogni convinzione, ogni muro, ogni barriera. Un amore totale, senza limiti, un amore incondizionato.”

Ogni capito smuove una vibrazione specifica, come quella delle ferite dell’anima e del corpo, quella del sacro femminile e maschile, quella del dolore, quella della rinascita, quella dell’incontro con il nostro vero se, e così via.

E’ dunque un bel libro da avere sul proprio comodino, in modo da poterlo sbirciare ogni tanto.

Mi ha colpito molto la delicatezza del linguaggio che l’autrice utilizza, sempre pacata e centrata nel racconto, mi hanno arricchito fortemente le sue parole dedicate alla scoperta di noi stesse/i e alla scoperta dell’altro/a.

“Guarda te stesso/a nell’altra/o; ti sta mandando un messaggio di come tu ti tratti. Se l’altro/a ti scatena rabbia, osserva che parte di te ti fa arrabbiare; se senti che l’altro/a non ti considera, osserva che parte di te non stai considerando. Se non ti senti abbastanza amato/a, chiediti se ti ami abbastanza.”

Continua … “Non sentirti mai tradito/a da qualcuno/a: ciascuno/a fa fede al suo percorso in questa vita e, anche se tu non lo comprendi, sta permettendo a te di fare lo stesso. Non soffrire, se le persone a un certo punto spariscono e si allontanano: devi imparare a lasciar andare. Facciamo tanta fatica a lasciar andare le cose, le persone, i luoghi, perchè identifichiamo la nostra esistenza con essi e temiamo di perdere una parte di noi, quando lasciamo andare. In effetti accade così: una parte di noi letteralmente muore quando si chiudono dei cicli, ma a ogni morte corrisponde una rinascita di cui non dobbiamo avere paura.”

L’ho trovato un libro profondo e semplice, che riesce a far incanalare le energie in modo proficuo per la nostra evoluzione e senza dubbio alza le nostre frequenze vibratorie, ci ripulisce quindi dallo smog mediatico e sociale a cui tutti i giorni siamo sottoposte/i.

Consigliato!

Sciamanesimo cellulare: il suo corpo è il mio corpo. Da “Il risveglio della Dea”, Vicki Noble

“Dal suo corpo sacro ella crea o distrugge, così come vuole la Natura. Nel suo corpo magico, erotico (cioè vivo), la donna sanguina, fa crescere la vita, accoglie chi ancora non è nato, partorisce, alleva e nutre i suoi piccoli. Fa l’amore, crea energia, crea vita: tutto nel suo corpo. La Donna, attraverso la funzione di condividere il cibo, ha inventato il linguaggio e la comunicazione, gli utensili, la ceramica e l’arte.”

Continuiamo con il percorso di risveglio insieme a Vicki Noble ed il suo “Il risveglio della Dea”.

Dopo aver parlato del primo capitolo, incentrato sul ciclo mestruale e la sua innata importanza e sacralità, Vivki Noble pone l’attenzione su un altro aspetto importantissimo ed altrettanto sacro di noi, ovvero il nostro corpo. Sembrerebbe scontato considerarlo importante, ma nella realtà, soprattutto occidentale non è sempre così.

Fa inizialmente una panoramica archeologica interessante su come in realtà, le società che noi oggi consideriamo primitive (ovvero barbare, incapaci di emettere suoni articolati, rozzi, ecc.), fossero, a differenza di noi, intelligenti ed innovativi e che conducessero a tutti gli effetti una buona vita. “Il solo fatto che per millenni sembrano essere vissuti in gruppo senza farsi la guerra dovrebbe bastare a farci mettere in discussione la nostra civiltà.” Erano totalmente collegati alla Natura ed al loro istinto, sapevano orientarsi nei boschi e in grado di alimentarsi, curarsi ed orientarsi attraverso piante ed animali. Tutte cose che noi abbiamo perso e che non possediamo più. Questo perchè noi, a differenza delle società che noi consideriamo primitive, ma che primitive non erano, non abbiamo un collegamento intimo e diretto con il nostro istinto ed ancora di più con il nostro corpo.

“Lo strumento più essenziale e fondamentale per la magia è il corpo. Attraverso il corpo ogni cosa sentita, vista o sperimentata in altri piani può essere trasportata nel mondo fisico e concreto.”

Vicki Noble ci ricorda che il nostro corpo è il solo veicolo che possediamo in grado canalizzare forze ed energia tali da poterci far fare qualsiasi cosa siamo in grado di immaginare. Siamo state/i in qualche modo sviate/i dalla religione giudaico-cristiana che considera il corpo umano mondano e banale, considera l’istinto negativo e di conseguenza ci hanno detto di non ascoltare entrambi, corpo ed istinto.

Parlando più nello specifico delle Donne, Vicki Noble ci invita a superare le dipendenze che negli anni ci siamo create e a liberarci dell’inconscio senso di inferiorità che possediamo nei confronti degli uomini. Ci invita a sviluppare un fondamento spirituale ed un legame con l’universo e a considerare i problemi fisici che talvolta sopraggiungono come il solo risultato ovvio del nostro vivere sbagliato.

Il lavoro principale che sia donne che uomini dovrebbero fare è curare il proprio istinto ed il proprio intuito. “Gli istinti sono la nostra parte animale, che attraverso il corpo può reagire al pericolo o alla salute. L’intuito è un modo di pensare e di conoscere che racchiude il pensiero e l’intelletto ordinari in una sfera più ampia e globale. Anche l’intuito è basato sul corpo e può manifestarsi attraverso una sensazione fisica, attraverso un sogno, o semplicemente come un pensiero compiuto che attraversa la mente sotto forma di informazione, di avvertimento o altro.”

Il problema alla base è che sia intuito che istinto sono stati soppressi e camuffati da condizionamenti; ovvero, ad oggi le dipendenze sono considerate intuito e gli viene quindi attribuita una connotazione negativa, ma sono a tutti gli effetti due cose diversissime tra loro. In particolare, l’intuito femminile è quello più denigrato e considerato inferiore rispetto alla ragione.

“Il corpo sa che cosa fare. Se è lasciato alle proprie risorse il corpo è miracolosamente e amorevolmente esatto nel determinare ciò di cui ha bisogno e come ottenerlo. Il corpo possiede lo stesso istinto degli animali che sanno quale pianta selvatica mangiare come medicina, quando digiunare e dove sdraiarsi per la migliore cura di energia.” Ci hanno fatto credere di non essere in grado di partorire da sole i nostri figli, di non poter guarire da soli/e, e siamo sempre in qualche modo costretti/e a rimandare a qualcuno di più esperto di noi. Siamo continuamente sottoposte/i a pubblicità che non danno il giusto valore alla nostra vita con la conseguenza che viviamo in condizioni sempre peggiori e con un sempre maggiore numero di malattie.

Riconnettiamoci piano piano a questo strumento potentissimo che abbiamo, ovvero il nostro corpo, e ridiamogli la sacralità e l’importanza che merita, migliorando in modo consistente la nostra esistenza.

Le cicatrici che non ho, Marianna Pizzipaolo.

Copertina de “Le cicatrici che non ho”, Marianna Pizzipaolo, Lupieditore, 2019

Elegante, fine, raffinato.

Suppongo che l’autrice abbia speso molto tempo nella stesura e nella cura di questo romanzo.

L’intera storia si basa su una evoluzione emotiva importante, parla di due donne, due uomini e due storie d’amore che si intrecciano per poi separarsi per sempre.

E’ un libro pieno di storie vissute, di sentimenti, di emozioni, pieno di esperienze, di tutti i tipi. E’ un libro arricchente ed impegnativo; ogni frase che lo compone racconta qualcosa di importante e benché siano presenti figure retoriche, che personalmente non amo leggere in un romanzo, queste non appesantiscono il racconto, ma lo ingrandiscono, rendendo questo libro, un bel libro, a tutti gli effetti.

Il romanzo è diviso in 28 capitoli, 522 pagine totali, scritto correttamente e senza refusi. Presenta periodi ben strutturati e ben curati nel linguaggio, ci sono anche dialoghi che aiutano la lettura ad essere scorrevole.

Quello che subito balza agli occhi è lo stile utilizzato, complesso a mio avviso, narrativizzato/raccontato e discorsivo, caratteristica che sinceramente non mi aspettavo di trovare in un romanzo esordiente. La narrazione rimane fedele allo stile narrativo, in tutto il libro.

Durante la narrazione sia l’autrice che i lettori/lettrici rimangono sempre al di fuori rispetto agli eventi dei personaggi. Scelta di stile che mi piacerebbe approfondire con l’autrice, perché secondo me è volta a proteggere le storie raccontate e le persone che le vivono, riservandole da una invadenza che nascerebbe spontanea se il racconto fosse stato fatto con uno stile più semplice.

Ho apprezzato questo stile narrativo, perché coerente con i personaggi, con le loro caratteristiche e con la forte componente emotiva presente dall’inizio alla fine.

La prima parte della storia è dedicata alla descrizione delle due donne, Nora e Mariè e dei due uomini, Gabriele e David. Si tratta di una descrizione psicologica ed emotiva, che lascia in realtà spazio all’immaginazione per quanto riguarda i tratti fisici, che rimangono di secondaria importanza rispetto al tema principe, fatto salvo invece per le cicatrici. Prosegue poi con raccontare le storie d’amore tra Gabriele e Nora e tra David e Marié. Tutti e quattro personaggi complessi e ben strutturati, con una personalità definita. Storie d’amore non sempre facili, perché piene anche di solitudine, di tradimento e di difficoltà. Ad un certo punto le storie inizialmente non connesse, sembrano intrecciarsi in modo anche avvincente, ma il destino segue il suo corso e le separa una volta per tutte, inevitabilmente.

Il romanzo inizia con un racconto quasi poetico di un Gabriele bambino e della sua mamma, che dalle note di una canzone imparano qualcosa che ritroveranno, e ritroveremo, negli anni a seguire: “E’ bella (la Canzone) perché racconta della vita, degli errori, degli sbagli. Dice che tutti possono sbagliare, anche gli angeli”, continua “Questa canzone dice che basta un fiore, dice che un fiore riesce a risolvere tutto”, … “Mamma, ti ho preso un fiore, solo per te!”. Era una Margherita.

La margherita è il fiore dell’AMORE (unico vero protagonista del romanzo), simboleggia la purezza del corpo e dello spirito, un fiore che nella storia sembra evolversi ed accompagnare la crescita, la morte (simbolica) e la rinascita dei personaggi, fiore che non a caso ritroviamo nell’epilogo.

È quindi un romanzo che consiglio di leggere; quello che secondo me è, invece, totalmente fuori contesto è la sinossi, descrittiva sicuramente, ma che non lascia intendere per niente la profondità del libro che contiene.

SeM e la mia folle sclerosi multipla, Elisabetta Salimbeni.

Elisabetta Salimbeni è una giornalista milanese, che vive a Lissone, ha lavorato in diverse testate giornalistiche italiane, ha gestito il restyling del settimanale femminile Desfile alla Bloch a Rio de Janeiro ed ha, la sclerosi multipla.

Quello che ha scritto è un libro, il primo di una serie di libri probabilmente, dove ripercorre pezzi della sua vita, da quando superati i trenta anni scopre di avere la sclerosi multipla.

Inutile dire che una scoperta del genere, anche alla più temeraria e coraggiosa delle donne, come ha dato prova di essere Elisabetta Salimbeni, spaventa e tormenta, porta talvolta all’esasperazione dell’impotenza e allo sconforto quotidiano.

La strategia di vita che ha messo in atto l’autrice, che racconta molto bene in questo suo bel libro, è considerare la malattia come qualcosa che non le appartiene, come qualcosa diverso da se stessa, come un ospite non molto gradito che prima o poi dovrà andarsene.

Chiama la sclerosi multipla “SeM” e ci dialoga, ci fa vedere come si possa effettivamente parlare con la malattia e talvolta padroneggiarla, senza lasciarsi sopraffare.

Elisabetta Salimbeni, rifiuta le cure canoniche proposte dai medici, fatte di medicinali che sa bene l’avrebbero indebolita invece che rafforzarla, come l’interferone, il copaxone, accetta invece cure sperimentali ed innovative.

Ha tenuto duro e tiene duro ancora oggi, non facendosi mancare nessuna esperierienza conoscitiva ed emozionale del mondo.

Nei 13 anni di “SeM” ha visto neurologi, ospedali, ha fatto i conti con i sensi di colpa, con le lacrime in solitudine, ma ha anche viaggiato, ha continuato a dare amore a suo marito e sua figlia, ha continuato ad amare se stessa.

Divide il libro in capitoli, ogni capitolo è una sua esperienza di vita ed ogni esperienza di vita ha i dialoghi diretti con la malattia, con “SeM”, con la sclerosi multipla, sempre presente.

E’ un libro che può dare testimonianza e coraggio a chi vive nella sua stessa situazione, ma anche a chi spesso si lascia svilire per molto meno.

E’ un libro semplice da leggere, perché l’autrice utilizza un linguaggio scorrevole, comune, ricco appunto di dialoghi, ma complesso perché emotivamente ti lascia con tanti interrogativi e punti in sospeso.

E’ un libro di cui vuoi conoscere il seguito, perché nel seguito c’è la vita vera di Elisabetta, quella che lei ora sta vivendo e che tra qualche anno ci racconterà, piena di determinazione, amore, famiglia, viaggi e consapevolezza, nonostante la malattia, nonostante”SeM”, nonostante la sclerosi multipla.

Consigliato!!

Donne Medicina, Patricia Martina.

“Donne Medicina” è un libro interessante, curativo. E’ tecnicamente un libro ciclico, ovvero non si divide in capitoli, ma in tempi.

L’autrice, Patricia Martina, nata ai Caraibi, è sempre stata una studiosa di medicina tradizionale ed olistica, psicologia, reiki, arti marziali, filosofie orientali e sciamanesimo. Pratica in tutto il mondo l’arte di guarigione e benessere ed è autrice anche de La Curandera Moderna, My Life Edizioni, 2011.

In Donne Medicina, racconta i vissuti di nove donne, tutte diverse tra loro, ma con vite che possono in qualche modo avvicinarsi a quelle di tutte le donne del mondo, che cercano la via della guarigione scoprendo la loro donna medicina interiore.

E’ un libro profondo, impegnativo, di 208 pagine, che si legge con facilità, ma al quale deve essere dedicata attenzione. Se letto in profondità, Donne Medicina, è un libro che porta anche la lettrice/lettore a fare un viaggio di scoperta della propria donna medicina interiore.

“Il sentiero della donna medicina è un percorso, un’avventura continua non solo per me, ma per molte altre donne di questo pianeta. E’ la donna originaria per eccellenza, che si voglia chiamarla Gaia, Pacha Mama o Madre Terra!”

Divide questo libro in Tempi e non in capitoli, in quanto si discosta dalla visione moderna che concepisce il tempo come lineare. In realtà, secondo i Nativi Americani e le tradizioni sciamaniche, il tempo e la vita stessa, sono un cerchio, “un flusso continuo di momenti, esperienze e dimensioni. Non inizia con la tua nascita umana in quel giorno del calendario in cui sei uscita dal grembo di tua madre e non termina il giorno in cui chiudi i tuoi occhi fisici.”

Con questo libro, Patricia Martina, ci aiuta a capire perchè siamo qui, ci aiuta ad avere una visione più ampia della nostra esistenza, ci aiuta a diventare la nostra stessa vita: “Per vivere la vita, dobbiamo diventare la vita.”

Ci rende totalmente protagoniste del libro, ci fa essere una delle 9 Donne che percorrono il sentiero di guarigione.

“Mentre leggi le storie di queste 8 donne, la tua si dispiegherà di fronte a te e ti renderai conto a che punto della tua evoluzione ti trovi, svilupperai la tua medicina interiore e molto altro ancora.”

E’ un libro potente, introspettivo, cosciente del fatto che la vita è oltre ciò che vediamo e tocchiamo, è un libro con la lettrice al centro, una lettrice che cresce e si evolve leggendo. E’ dal mio punto di vista un ottimo libro, che ci porta a cercare l’armonia in ogni cosa, l’amore e accettare le altre persone indipendentemente dalle loro differenze, come elementi essenziali per la nostra sopravvivenza e quella del nostro meraviglioso pianeta.

Lo consiglio di cuore a tutte e tutti voi.

Il quarto chakra. Trovare l’equilibrio in amore. Da “Il libro dei chakra, Anodea Judith.

Il quarto chakra prende il nome di Anahata (non colpito), è collocato nel plesso cardiaco, nel petto, nel cuore, il suo elemento è l’aria e il suo colore il verde. Ha come scopo l’amore e l’equilibrio e si sviluppa dai 4 ai 7 anni.

Se una persona possiede un quarto chakra equilibrato sarà compassionevole, capace di amare, epatica, capace di amarsi, altruista, pacifica, con un sistema immunitario efficiente.

Tuttavia, atteggiamenti ricevuti come rifiuto, abbandono, perdita, vergogna, criticismo costante, dolore incosapevole, ambiente privo di amore, violenza fisica, tradimento, possono portare il quarto chakra fuori dal suo equilibrio e ad avere carenze o eccessi relativi.

Una persona con un quarto chakra carente sarà antisociale, isolata, fredda, critica, portata a dare giudizi, intollerante verso sé e gli altri, isolata, depressa, paurosa dell’intimità e delle relazione, narcisista.

Una persona con un quarto chakra eccedente, invece, sarà esigente, gelosa, con confini deboli, codipendente.

Un quarto chakra non equilibrato può portare anche a disfunzioni fisiche, come disturbi cardiaci, polmonari, del timo, del seno, delle braccia, problemi circolatori, asma, carenze del sistema immunitario.

Ma l’autrice de “Il libro dei Chakra”, Anodea Judith, nel corso del quarto capitolo, come fa in tutti gli altri capitoli, oltre a spiegarci nel dettaglio le caratteristiche del chakra, le carenze ed eccessi, ci offre anche degli ottimi spunti su cui riflettere per poterlo sanare.

“Per accedere al divino e diventare Dei, dobbiamo riconoscere la nostra natura divina quale parte del più grande mistero della rivelazione. Quando il cuore guarisce, la mente e il corpo, il mistico e il mondano, il sé e l’altro vengono riunificati in un’unità integrata. Questo è il nostro compito nel chakra del cuore ed è il compito di chiunque di noi che voglia guarire questo mondo e assicurarsi un futuro. Senza amore non esiste forza legante che tenga insieme il mondo. Senza amore non vi è integrazione, ma dis-integrazione. Senza amore il nostro ponte dell’arcobaleno collassa nel mezzo e noi precipitiamo nel baratro della separazione che vi sta sotto.”

Per poter sanare il quarto chakra, l’autrice ci invita ad autoaccettarci, a lavorare sul respiro, sul dolore, sul perdono: “nel perdonare qualcun altro seguiamo gli stessi passi compiuti per perdonare noi stessi. Il perdono ammorbidisce il cuore indurito e in tal modo rinnova la capacita di aprirsi. Non va inteso come un pricesso che permetta il verificarsi nuovamente della stessa cosa, ma permetterà una maggiore consapevolezza evolutiva in situazioni che sono andate storte. Ci permette di sbloccare l’energia da un passato negativo e liberarla per un futuro più positivo.”

È dunque un libro importante, arricchente, sia psichicamente che socialmente.

Consiglio a tutte e tutti di leggerlo!!!