La bambina che non amava le divisioni
Imparare matematica spesso spaventa. A me, all’inizio, spaventava.
Insegnarla, poi… chi lo fa, deve necessariamente amarla.
Da piccolina, nei giochi di ruolo, io ero sempre la maestra, ma non di matematica. Ero la maestra di italiano, di storia, di teatro, di cucito… ero la maestra di tutto, ma non di matematica.
Eppure, per giocare usavo i regoli, che fossero finti gessetti o righelli. Usavo compassi, squadre e mi impegnavo con cura nel rendere tutto preciso, ordinato e della stessa misura.
Quando, in terza elementare, dovevo imparare (per forza!) a fare le divisioni in colonna, ricordo perfettamente l’ansia con cui osservavo quelle scritte tutte nere sui fogli bianchi a quadretti. Per me era un disastro. Non volevo studiarla, era quasi una forma di ribellione. Volevo essere il contrario di tutto quel bianco e nero che ogni giorno avevo davanti agli occhi e lontanissima da quelle cose così difficili.
E invece, oggi, mi rendo conto che la matematica è sempre stata la mia più grande alleata.
La detestavo, eppure ho scelto il liceo scientifico per impararla bene. Continuavo a non amarla e ho scelto la facoltà di Chimica, dove la matematica la devi conoscere (per forza!).
L’ho voluta affrontare e imparare bene. E lungo il cammino ho trovato la chiave giusta per rendere il rapporto tra me e la mia matematica bello, creativo e pieno di nuove scoperte.
Dovevo semplicemente fare i conti con l’idea di matematica che serpeggiava nella mia mente e nelle menti intorno a me. Dovevo destrutturare l’immagine di una materia fredda, razionale e lontana.
Sapevo di amarla, ma non trovavo ancora il modo giusto per esprimerle tutto il mio amore.
Per anni ho ricordato solo la fatica, gli esercizi, i pianti sullo studio di funzione, gli integrali, le derivate, la geometria analitica. “Non sono portata”, mi dicevo, o mi dicevano (ormai non lo ricordo più). Ma, nel profondo sentivo che imparare a destreggiarmi tra quei simboli meravigliosi era uno dei miei più grandi desideri.
Volevo trovare un modo tutto mio per studiare, volevo che ci fosse arte e bellezza anche dove i libri di testo mostravano solo rigidi schemi tutti uguali.
Volevo colore e luccichio dove si pretendeva solo nero su bianco.
Volevo poesia dove gli insegnanti mettevano rigide regole.
Volevo tirare fuori la magia che la matematica è capace di portare sul nostro pianeta.
E sì, volevo farla diventare magica. Volevo che si trasformasse in MATEMAGICA!
E l’ho fatto! Ogni giorno trasformo i numeri in opere d’arte e ogni giorno faccio delle frazioni un capolavoro.
E ogni volta che mi guardo indietro mi dico che sì, posso riuscire a far amare questa materia a tutti i bambini e le bambine del mondo.
Ho capito che la matematica non era mai stata mia nemica, ma aspettava solamente che imparassi a parlarle nella lingua giusta, nella mia lingua matematica.
L’ora di MatEMAGICA nasce proprio da qui, dal grande desiderio di condividere quella lingua nuova fatta di emozione, creatività, stupore e certezza di farcela.