LA MAESTRA CHE IMPARO’ AD IMPARARE

Quando andavo a scuola e ho iniziato ad osservare con attenzione le insegnanti, queste mi davano l’impressione che il loro compito fosse sapere tutto.
Ero sicurissima del fatto che si preparassero le lezioni con scrupolo, che segnassero ogni passaggio, ogni regola, ogni obiettivo.
Ho sempre avuto davanti a me persone che spiegavano bene, non sbagliavano mai, persone che sapevano dare sempre la risposta giusta (anche perché guai a contraddirle!!).
Quando ho iniziato io ad insegnare, invece, mi sono accorta che l’insegnamento non vive nelle risposte, ma nelle domande che vengono fatte da chi ti sta difronte.
Sono sicura che i miei maestri osservassero noi alunni come a chi guarda un piccolo giardino, dove tutto sarebbe dovuto crescere dritto, ordinato e perfetto.
Da maestra ho capito, invece, che la bellezza sta proprio nelle direzioni diverse, nei fiori che si piegano al sole, nei tempi che non coincidono.
Ogni bambino e ogni bambina cresce come può, ed ogni volta che entro in classe so che il mio compito non è guidarli verso la mia strada o farli stare ai miei tempi, ma camminare insieme sulla loro ed arrivare a fine mattinata, fine settimana, fine mese, fine anno con il sorriso e tanta sicurezza in più.
La mia svolta è arrivata in un giorno qualunque, durante una lezione sulle operazioni.
Stavamo parlando di addizioni e sottrazioni, e per rendere tutto più leggero e divertente dissi:
«Vedete? Quando mettiamo insieme i numeri o li separiamo, stiamo facendo una magia!»
I bambini e le bambine mi guardavano con gli occhi spalancati, e dopo qualche secondo di silenzio, una voce allegra e incredibilmente saggia si alzò dal centro dell’aula:
«Maestra, allora noi facciamo Matemagica!»
Quella voce era di Bianca che, con la sua spontaneità, con la sua luce incredibile, mi ha fatto vedere ciò che stavo cercando da tempo.
Mi ha fatto capire che la magia non nasce da ciò che insegno, ma da ciò che viene creato insieme.
Da quel giorno, la sua parola è rimasta e rimane sospesa nell’aria di quell’aula e di tutte le aule che frequento ed ho frequentato: Matemagica!
E allora sì, grazie Bianca.
Perché sei stata tu a far sì che la mia fiamma si amplificasse.
Hai dato un nome alla meraviglia che da tempo sentivo vibrare nelle mie lezioni senza saperla chiamare.
Hai illuminato la strada che stavo percorrendo.
Hai reso chiaro ciò che era ancora solo intuizione, ovvero che la matematica è magia e che la magia nasce quando stiamo e facciamo insieme.
Da quel giorno, un nuovo cammino è iniziato.
I ricordi dell’insegnamento rigido a me impartito nel corso della mia vita, hanno iniziato a farsi meno pesanti.
Ho iniziato ad aggiungere ricordi di una scuola dove al posto dell’insegnante perfetta che conosce ogni cosa, c’era l’insegnante che impara e cresce insieme ai suoi alunni.
Ho capito che la classe, in realtà, è un laboratorio di meraviglia, dove ognuno può scoprire la propria formula segreta per capire il mondo.
Ho lasciato che i colori entrassero nei numeri, che la musica accompagnasse le tabelline, che le storie si intrecciassero con le figure geometriche, che la leggerezza fosse parte integrante delle lezioni.
Ho imparato che ogni bambino ha un suo ritmo, una sua voce, una sua porta d’ingresso alla conoscenza e che quando si sente accolto, quando sente che la scuola lo rispetta e lo ascolta, allora si apre, si dona, e la magia accade davvero.
Ho smesso subito, allora, di credere alla maestra perfetta ed ho iniziato a dare vita alla maestra curiosa, che si emoziona davanti a un quaderno pieno di errori, perché sa che dentro ogni errore c’è un enorme passo in avanti.
Insegno da diversi anni, eppure ogni mattina entro a scuola emozionata di vedere i loro volti e di scoprire cosa loro mi insegneranno. Perché se in classe io offro la conoscenza dei numeri e delle regole matematiche, loro offrono a me tanti punti da cui osservare la vita oltre che la matematica.
Perché insegnare, l’ho capito, non è trasmettere un sapere, ma accendere una luce, e ogni volta che un bambino guarda un numero e sorride, io sento quella luce brillare dentro di me e la vedo accendersi dentro di lui.
È in quell’istante che so di star crescendo e di essere pronta per un piccolo e importante passo in più.
